Lui & Lei
UCRAINA - INCONTRO INASPETTATO CON MARINA
A_PART_OF_ME
27.04.2026 |
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"E la certezza che, ogni tanto, le connessioni più vere nascono nei luoghi meno prevedibili..."
Metto un annuncio in cerca di compagnia, senza grandi aspettative.Nel giro di poco mi rispondono in venti. Alcune risposte sono palesemente finte, altre acerbe, altre ancora semplicemente fuori sintonia. Scorro, leggo, cancello. Finché arriva un messaggio diverso.
Si chiama Marina, è ucraina.
Già dallo scambio di email succede qualcosa di raro: ci mettiamo entrambi a nostro agio. Le parole scorrono senza sforzo, senza pose, senza quella tensione artificiale che contamina spesso questo genere di contatti. Quando le mando una mia foto — semplice, quasi pudica — lei risponde con uno scatto molto esplicito, foto davanti con dildo dietro. Diretto, deciso. Bello. È spiazzante, ma non sgradevole. Ci sta, penso. Siamo in quel contesto. E, in fondo, ci piacciamo.
Ci incontriamo per un caffè, a Milano zona Tibaldi.
Dal vivo è diversa da come l’avevo immaginata: più timida, più raccolta. Ha un corpo morbido e armonioso, proporzionato, naturale. Nulla di ostentato, nulla di costruito. Ogni gesto è misurato, femminile senza mai essere eccessivo. E poi c’è una cosa che colpisce subito: sa di pulito, sempre. Non di profumo invadente, ma di ordine, di cura, di pelle rassicurante. Una presenza che mette tranquillità ancora prima del desiderio.
Decidiamo di rivederci nei giorni successivi, scegliendo un luogo neutro e sicuro per entrambi. Un motel, che diventa presto il nostro spazio sospeso. Marina è una forza della natura: fuori appare composta, quasi timida; dentro è un fuoco silenzioso, continuo. Quello che viviamo succede sempre con semplicità, senza forzature, senza ruoli da interpretare. Ci scopriamo piano, sperimentiamo quasi tutto, ma sempre con naturalezza. Più che amanti, sembriamo due fidanzatini che hanno trovato il loro ritmo.
Ci vediamo per mesi. Almeno sei.
E non è solo questione di attrazione. Ci incontriamo anche a pranzo, a colazione, per camminare o semplicemente bere un caffè. Parliamo. Ci ascoltiamo. Diventiamo amici, nel senso più vero e pulito del termine. Lei mi racconta il suo mondo, io il mio. Senza maschere.
Quando organizzo un viaggio a Kiev — prima del Covid, prima della guerra, prima che tutto cambiasse — è lei ad aiutarmi con l’itinerario, con consigli precisi e affettuosi. È lì che capisco definitivamente che è una bella persona, non solo per come appare ma per come pensa, per come si prende cura.
Ha occhi verdi stupendi, profondi, di quelli che rimangono impressi anche quando il tempo passa e le strade si separano.
Di Marina non mi resta nostalgia.
Mi resta un ricordo caldo, gentile.
E la certezza che, ogni tanto, le connessioni più vere nascono nei luoghi meno prevedibili.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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